Riforma del catasto: in cosa consiste?

Riforma del Catasto: sono anni che se ne parla, sarà davvero la volta buona?. Con la legge di Bilancio 2020 infatti sembra che qualcosa si stia muovendo: il Governo l’ha inserita nella Nadef (Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza) presentata a settembre e così il provvedimento ha iniziato il suo iter.

L’obiettivo dell’Esecutivo è Riformare i valori catastali non aggiornati.

La Riforma del Catasto consiste in una revisione delle rendite catastali dei fabbricati ubicati su tutto il territorio nazionale attraverso un nuovo sistema di calcolo per l’attribuzione delle rendite catastali non più espresso sul numero dei vani ma sui metri quadrati dell’immobile, oltre, alla possibilità di confrontare i dati e determinare un valore di mercato medio a ciascun fabbricato sulla base di calcoli matematici e funzioni statistiche.

  • La riforma del catasto, inoltre, dovrebbe portare all’introduzione di una nuova classificazione per la destinazione d’uso immobile, attraverso la distinzione tra ordinaria e speciale considerando sia le diverse utilizzazioni dell’immobile che delle condizioni economiche e sociali.
  • Ridefinizione dei meccanismi per il riconoscimento degli immobili di valore storico e artistico, tenendo conto dei costi più alti per la manutenzione e la conservazione di questi immobili particolari e la loro destinazione d’uso e utilizzo.
  • In questo ambito di revisione del Catasto ci sarà anche il nuovo ruolo dei Comuni che avranno l’importante compito di controllare e verificare che i cd. immobili fantasma vengano censiti e quindi assoggettati alla regolare tassazione sugli immobili. In questo arduo compito i Comuni saranno aiutati dagli strumenti elettronici dell’Agenzia delle Entrate in modo da facilitare l’individuazione dei fabbricati non censiti e la corretta classificazione di quelli già iscritti al Catasto, compresi i terreni agricoli.

E’ da molto che l’Europa chiede all’ Italia di riformare il Catasto : il Consiglio Ecofin dell’Unione Europer infatti, ha chiesto all’Italia, tra le altre e ben note cose (riduzione del debito pubblico e del deficit, contrasto all’evasione fiscale e riforma delle pensioni) proprio la riforma del Catasto.

Così la riforma del Catasto è stata subito inserita nei preliminari della manovra, ma poi se ne sono perse le tracce. Non che il Governo l’abbia eliminata dall’agenda, ma di certo non l’ha approfondita nella bozza della legge di Bilancio 2020 varata dal Consiglio dei ministri e adesso in discussione in Parlamento. Insomma, si farà, è importante farla, ma per adesso non è ritenuta una priorità fondamentale.

Di certo, la riforma del Catasto non potrà partire senza un apposito disegno di legge che ne preveda i contenuti, i modi e i tempi: bisogna cioè stabilire come allineare gli ormai datati valori catastali (sono fermi da vent’anni) con quelli del resto d’Europa ed aggiornarli alla realtà attuale. Altrimenti, il valore delle nostre case continua a rimanere ingiustamente più basso di circa il 50% rispetto agli altri Paesi europei.

Ma questo provvedimento di riforma catasto ancora non si vede, e siccome l’iter approvativo della legge di Bilancio 2020 è già stato avviato – salvi emendamenti, integrazioni e correzioni, dove però l’argomento non è spuntato all’ordine del giorno – vuol dire che non c’è.

Perché succede questo? Perché la riforma del Catasto prevista dalla Nadef è poi sparita dal Def successivo e non è stata inserita nella manovra presentata dal Governo per l’approvazione parlamentare, in modo da farla entrare in vigore già nel prossimo anno?

A queste domande non c’è una risposta certa, ma si possono formulare alcune ipotesi probabili. La spiegazione è politica: i cittadini hanno già tantissime tasse da pagare e l’attuale maggioranza vuole evitare di introdurre un ulteriore peso fiscale. Infatti, l’introduzione della Riforma voluta dall’Unione Europea, e quindi l’aggiornamento dei valori catastali italiani, porterebbe inevitabilmente ad un incremento della tassazione sugli immobili, che già adesso è gravosa, soprattutto a causa di Imu e Tasi.